Fabrizio Taccuso

Mi è capitato fra le mani un commento di Fabrizio Taccuso (associato ad uno studio di consulenza indipendente di Mantova) su un fatto accadutogli nei giorni scorsi relativamente al rapporto esistente fra una sua cliente e la banca presso la quale opera.

Personalmente devo rilevare che non si tratta di un fatto isolato ma piuttosto di un atteggiamento comportamentale sin troppo diffuso e a mio giudizio assolutamente deprecabile.

Pubblico dunque l’articolo nella sua assoluta aderenza all’originale lasciando ai lettori la massima ed assoluta libertà di commento e considerazione.

 

Qualche giorno fa, in qualità di consulente di una mia cliente ultraottantenne mi sono recato in banca, chiamato dalla nuova direttrice della filiale. Premetto che si tratta di una primaria banca italiana e lo sportello in questione è nel centro città di Mantova, quindi non si trattava dell’agenzia del paesello composta da pochi dipendenti tuttofare.

Mi riceve assieme ad una collega e dopo qualche convenevole di circostanza mi fa accomodare e dice: “Sappiamo che lei è il consulente della sig.ra Maria (nome di fantasia), abbiamo visto il deposito titoli della cliente e abbiamo notato che non c’è nessun prodotto driver della banca“. Letteralmente il termine sta ad indicare prodotto guida, ma per chi?

Avendo qualche anno di esperienza alle spalle, avevo fiutato quale potesse essere il vero motivo dell’invito, ma sino a quel momento mi ero mostrato disponibile ad ascoltarle.
La mia cliente, che ha ottime disponibilità, anche in considerazione dell’età, ha investimenti composti esclusivamente da obbligazioni con rating elevato e nessun prodotto azionario o assicurativo, quindi una diversificazione del tutto invidiabile di questi tempi che non necessita di  cambiamenti.
Nonostante questo, il tentativo molto esplicito è stato quello di invitarmi a liquidare investimenti efficienti e tranquilli, per comprare prodotti driver come li chiama la banca, ma che in realtà rappresentano solo della “fuffa” che stanno cercando di collocare perchè sollecitati e pressati dalla loro Direzione Commerciale.

Tra i prodotti proposti non ce n’era uno che giustificasse la vendita di ciò che è presente in portafoglio, nè dal punto di vista del rendimento, nè tanto meno dal punto di vista della sicurezza. Alle mie neanche tanto velate rimostranze, le due bancarie hanno risposto con un “è un momento particolare, i prodotti che ha in portafoglio la signora sono rischiosi (!!!! ma dove??), mentre i prodotti della banca sono sicuri ed offrono la massima garanzia. Il mio primo pensiero è stato che le mie interlocutrici fossero fuori completamente! Si trattava di due prodotti, una polizza assicurativa indicizzata ai mercati azionari e un’obbligazione a cinque anni che rende molto meno di un titolo di Stato e che scadrebbe quando la cliente ha ben oltre novantanni!!

Anche stavolta ho avuto l’ennesima conferma di come funzionano le cose oggi in banca o meglio di come non funzionano! Noncuranti dell’età, delle esigenze e degli obiettivi dei clienti, vengono proposte a chiunque le stesse cose, in nome del budget, dell’esigenza di piazzare prodotti inutili e remunerativi esclusivamente per chi li colloca e mai per chi li sottoscrive.
Le impiegate, tanto è alta la loro professionalità, non si sono nemmeno curate di informarsi in cosa consista la mia attività e ci hanno provato come fanno con tutti gli altri clienti.
Ovviamente sono rimasto irremovibile alle pressioni; alla mia cliente è andata bene e può dormire sonni relativamente tranquilli, ma a tutti gli investitori che in questo periodo guardano con preoccupazione all’andamento dei mercati e che continuano a sottoscrivere tutto ciò che viene loro proposto dalle banche perché, nonostante tutto, si fidano ancora, come andrà a finire?