Perché occorre investire

Dopo tanti anni di attività nel settore bancario e finanziario posso, a ben ragione, dire quanto e come siano stati interessati da profondi mutamenti i mercati ed i suoi numerosi attori; uno solo di questi è rimasto pressoché fedele agli schemi ed alla mentalità di un tempo: il risparmiatore. Sì, proprio colui che nel quadro complessivo dei protagonisti del mercato si trova nella condizione di massima debolezza (in quanto l’unico non professionista) è il solo a non aver mutato approccio, abitudini e conoscenze tecniche in un contesto operativo di grandissima incertezza, non completamente consapevole che quello che è in gioco: la salvaguardia del patrimonio suo e della sua famiglia.

Quando infatti si devono prendere decisioni di investimento ogni risparmiatore ha di fronte a sé due strade. O si affida a qualcuno che gli fa da consulente oppure fa di testa propria.

Nel caso in cui faccia di testa propria, e non è certo inusuale questa abitudine nel nostro paese, l’essere sostanzialmente impreparato – in questo quadro operativo – non può che portare a gravissimi danni.

Nel primo caso (affidarsi ad uno specialista) restano ancora due alternative: o si affida all’impiegato (o promotore) della banca che potrà proporgli i vari prodotti a disposizione oppure si affida ad un consulente vero e proprio che in modo personalizzato assume le indispensabili informazioni sulla sua situazione, sugli obiettivi di investimento, valuta la sua attitudine al rischio e lo guida nella scelta delle soluzioni a lui adatte.

Lasciando agli interessati le decisioni sulle strade più opportune da percorrere, una serie di informazioni dovrebbero comunque sostenere e confortare il suo percorso di investitore.

Inizia pertanto, con questo articolo, una serie di riflessioni ed indicazioni volte a far comprendere quei fenomeni che, nel corso dell’attività di investimento, possono indurre ad errori, spesso fatali. Riconoscere dunque le “trappole” nelle quali si può cadere non potrà che giovare alla conservazione e alla migliore crescita del patrimonio familiare.

Iniziamo dunque con ciò che sta alla base di ogni decisione di investimento, ossia il perché è utile e conveniente investire.

Investire è utile in quanto consente la conservazione del potere di acquisto dei propri risparmi ed il soddisfacimento di tutte quelle spese utili per il proprio nucleo familiare che si manifesteranno più in là nel tempo, come il mantenimento degli studi per i figli, l’acquisto di un’abitazione o di una nuova vettura, e chi più ne ha più ne metta.

Farlo correttamente non è cosa complessa ma ci sono delle regole da seguire ed alla fine seguirà la gratificazione del risultato.

Se infatti il risparmio viene allocato con coerenza, ossia viene allocato negli strumenti più idonei rispetto alla durata prevista, il risultato finale conterrà non solo il mantenimento del potere d’acquisto tout court ma corrisponderà all’investitore anche un premio che sarà tanto maggiore quanto più lontano nel tempo.

Facciamo un esempio; supponiamo che un risparmiatore abbia disponibili 100.000 euro da investire per la propria pensione futura ed abbia un orizzonte temporale di 30 anni. È un orizzonte temporale indubbiamente lungo e si può ragionevolmente investire quella somma:

  1. in uno strumento di liquidità che si suppone (nell’esempio) possa rendere il 3% annuo coprendo l’inflazione sottostante,
  2. in uno strumento obbligazionario che rende il 4,5% creando, oltre alla copertura dell’inflazione, un margine ulteriore
  3. e che infine la somma sia impiegata in uno strumento azionario che corrisponderà un ulteriore margine (si suppone un rendimento costante del 6%).

Come si può ben vedere, nelle soluzioni 2. e 3., il risultato finale è significativamente superiore rispetto alla prima. Il montante finale infatti è pari a 240.000 euro nel primo caso, a 370.000 nel secondo e nel terzo caso a 570.000.

Immagine di un grafico del rendimenti di alcuni investimenti finanziari

Ciò significa che il premio, per avere investito per trent’anni in obbligazioni, sarà del 55% più alto e, nel caso di un investimento azionario, addirittura del 135%.

Siamo ovviamente tutti d’accordo che una funzione lineare è molto più rasserenante per il risparmiatore della dinamica reale sottostante, molto più volatile, ma se si assumesse lo stesso atteggiamento mentale che si ha quando si acquistano degli immobili (fatto l’acquisto non si seguono più le evoluzioni dei prezzi) non sarebbe esattamente la stessa cosa?

A ben vedere, poi, il lungo periodo di vacche magre del mercato azionario (oltre 10 anni) fa sì che proprio questo possa essere un momento potenzialmente buono per iniziare ad investire con il giusto orizzonte temporale. Nessuno ha in tasca la bacchetta magica per fare previsioni assolutamente credibili ma nondimeno la statistica e la razionalità ci insegnano che sia meglio farlo dopo una lunga discesa piuttosto che dopo una lunga salita; che la discesa sia lunga è cosa di cui nessuno dubita.

L’investimento dunque conviene ma è pur vero che si tende a confonderlo con la speculazione. A chi non piacerebbe collocare in qualche strumento finanziario oggi 100.000 euro e trovarsene in tasca 120.000 dopo pochi giorni o pochi mesi? Questa però è solo speculazione e avidità.

Un investimento è infatti un’operazione che si pone unicamente quei due obiettivi di cui sopra: la tutela del capitale investito e il conseguimento di una adeguata remunerazione. Tutte le altre operazioni possono e devono rientrare dunque nel concetto di speculazione.

Molto spesso però il diaframma che separa l’investimento dalla speculazione è piuttosto sottile ed è facilissimo confonderli. Tutto dipende dai nostri obiettivi che in primo luogo identifichiamo con l’orizzonte temporale di investimento. Certo che un investimento a venti, trenta o quarant’anni sembra fuori dai nostri atteggiamenti mentali ma cosa potremo fare a quell’epoca dipende inevitabilmente da quanto abbiamo risparmiato e da come abbiamo investito quei risparmi.