Borse in rialzo, ma l’economia è da dopoguerra

Alcuni giorni fa sul sito trend-online.com è apparso un interessante articolo di Rossana Prezioso che riporta il pensiero di Gary Shilling sull’anomala decorrelazione che in questi mesi intercorre fra l’andamento estremamente positivo delle borse internazionali e l’andamento dell’economia reale (in Italia siamo ai consumi del 1945), per certi versi paragonabile ai livelli di una nazione appena uscita da un conflitto mondiale.

L’articolo si intitola “Borse in rialzo, ma l’economia è da dopoguerra” che di seguito ripropongo nella sua versione integrale:

 

Gary Shilling economista ed editorialista di Forbes vede sempre più chiara la discrepanza tra l’andamento di mercati ottimisti e una realtà economi a dir poco modesta. Lo rivela il Globe and Mail secondo cui la disconnessione tra i protagonisti non può portare ad altra soluzione che no shock. Infatti nel momento in cui la recessione globale arriverà, proprio nascosta dal make up di un andamento finanziario ottimista, allora gli investitori non potranno fare altro che darsi alla fuga dagli asset ormai diventati rischiosi.
La sua posizione differisce da quella della maggior parte degli analisti che vedono invece proprio nell’euforia degli ultimi giorni non solo la caratteristica tipica di un inizio d’anno, ma anche i prodromi per quella che a detta di tutti sarà una ripresa praticamente certa, seppur lenta. Infatti i catalizzatori negativi come il fiscal cliff e l’Europa sono stati per il momento calmierati.
Anche se non risolti, almeno, secondo gli economisti, sono stati affrontati. In primis, la riforma fiscale statunitense anche se ancor in gran parte da discutere e definire nei particolari ha permesso almeno di delineare un piano generale. Le stesse agenzie di rating che come molti Ceo non erano soddisfatte dei primi accordi presi, lo sottolineano. In particolare Moody’s che guarda, cautamente, al fatto che la recessione negli Usa sarà evitata.
Purtroppo, però, fa notare anche che il lavoro da fare dopo ai primi passi è ancora molto e il rischio che il problema del deficit e il tetto del debito possano essere mal gestiti (leggi essere insostenibili sul lungo periodo nonostante gli accordi) resta ancora alto.
Anche per quanto riguarda l’Europa, S&P la dichiara potenzialmente fuori dalla crisi già dal 2013, ma resta il fatto, continua l’agenzia, che a decidere tutto saranno il voto di Germania e Italia (come a dire l’alfa e l’omega): la prima sta timidamente accusando i primi sintomi della cura stroncante imposta (agli altri), la seconda, invece, ancora in preda alla più assoluta incoerenza economica.
Peccato che alle parole dei supremi giudici del rating, non corrispondano i fatti reali con disoccupazione giovanile al 37,5% in Italia e al 50% sia in Spagna che in Grecia con consumi nel Bel Paese che hanno toccato la soglia minima dal 1945. In pratica siamo nella stessa situazione economica di un Paese appena uscito da un conflitto mondiale.
David Rosenberg, capo economista e strategist di Gluskin Sheff, e John Hussman, di Hussman Funds, hanno invece detto che bisogna “guardare con entusiasmo, alle opportunità di rialzo”. Beati loro… Al contrario, Shilling non può far a meno di notare come un rischio di rottura vero e proprio su tutta la linea, sia inevitabile. Proprio perché la realtà dei fatti non corrisponde alla famosa economia teorica: la crescita economica è contenuta mentre le banche centrali utilizzano politiche monetarie fortemente sperimentali, quindi dall’esito incerto e dalla gestione pericolosa, senza contare i disavanzi pubblici massicci che limitano gravemente gli sforzi di qualsiasi governo verso altre forme di stimolo.
“E ‘improbabile che la situazione si risolva con un salto di qualità improvviso e a questo punto anche immotivato, verso una panacea che possa soddisfare le aspettative degli investitori nel momento in cui vorranno monetizzare” ha dichiarato al Globe and mail.
La situazione, perciò, si fa sempre più delicata e baserebbe un inciampo di qualsiasi tipo, da un atterraggio duro dell’economia in Cina e la perdita delle speranze che tra l’altro si potranno realizzare solo dopo il primo semestre del 2013, oppure un salto del prezzo del petrolio, il fallimento di una grande banca europea o la perdita di tempo negli Usa (disaccordo tra le parti) per la determinazione degli accordi anti fiscal cliff.

 

Shilling dunque ha le stesse perplessità che ormai da alcuni anni manifesto alla mia clientela. Le economie occidentali sono attraversate da una profonda crisi strutturale affrontata sino ad ora soprattutto sotto il profilo monetario e le politiche governative hanno operato (ma non totalmente risolto) unicamente sul nodo della salvaguardia degli istituti finanziari al durissimo prezzo di far lievitare a livelli di guardia il debito pubblico di quasi tutti i paesi europei e di quello statunitense.

I nodi strutturali da sciogliere rimangono assolutamente sul tappeto e trovare adeguate soluzioni non è o sarà compito facile; capacità produttive sovradimensionate per miliardi di consumatori sempre più incapaci di procurarsi non solo i mezzi per sostenere i consumi ma addirittura incapaci di progettare il proprio futuro, di accantonare quelli necessari per affrontare un ciclo vitale sempre più lungo, di controbattere efficacemente la dirompente crescita economica di paesi emergenti e/o ormai emersi sono e restano problemi di difficilissima risoluzione senza la quale l’attuale crescita dei mercati ha il sapore dell’effimero.

Ben venga, come vado dicendo ai miei clienti, la crescita dei mercati azionari che fa salire il valore dei patrimoni e rende tutti contenti e felici ma antenne dritte, se non drittissime, per intercettare i segnali di una possibile – se non inevitabile – correzione, se non addirittura inversione di tendenza. Briglia sciolte dunque ma non mani molli. Lasciamo correre i cavalli ma dobbiamo essere pronti a fermare la corsa con fermezza e risolutezza non appena apparirà sul nostro cammino un significativo ostacolo. Nel frattempo godiamocela e incrociamo le dita e come sempre accompagniamo la tecnica con il buon senso.