Lo spread: il gatto, la volpe e il campo dei miracoli

Ho letto questo “articolo” sul sito icebergfinanza.com e l’ho trovato non solo spiritoso ma, redatto sulla falsa riga del celebre racconto di Collodi, anche arricchito dalla morale che sottostà al testo.
Ve lo ripropongo tale e quale…

 

(…) E lo Spread partì: e appena entrato nel mercato, cominciò a correre come un byte. Ma quando fu arrivato a un certo punto, quasi in faccia al Grande Algoritmo, si fermò, perché gli parve di aver sentito alcuni fondi fra mezzo alle frasche. Difatti vide apparire sulla strada, indovinate chi?… la Volpe e il Gatto, ossia i due compagni di viaggio, coi quali aveva cenato all’osteria “Acchiappa-citrulli”.
“Ecco il nostro caro Spread!” gridò la Volpe, abbracciandolo e baciandolo. “Come mai sei qui?”
“Come mai sei qui?” ripeté il Gatto.
“È una storia lunga, disse lo Spread, e ve la racconterò a comodo. Sappiate però che l’altra notte, quando mi avete lasciato solo nell’osteria”Acchiappa-citrulli”, ho trovato gli assassini per la strada…”
“Gli assassini?… O povero amico! E che cosa volevano?”
“Mi volevano rubare il rendimento d’oro.”
“Infami!…” disse la Volpe.
“Infamissimi!” ripeté il Gatto.
“Ma io cominciai a scappare, continuò a dire lo Spread, e loro sempre dietro: finché mi raggiunsero e m’impiccarono a un ramo di quel algoritmo.
E lo Spread accennò al Grande Algoritmo, che era lì a due passi.
“Si può sentir di peggio?” disse la Volpe. “In che mondo siamo condannati a vivere? Dove troveremo un rifugio sicuro noi altri galantuomini?…”
Nel tempo che parlavano così, lo Spread si accorse che il Gatto era zoppo dalla gamba destra davanti, perché gli mancava in fondo tutto lo zampetto cogli unghioli: per cui gli domandò:
“Che cosa hai fatto del tuo zampetto?”
Il Gatto voleva rispondere qualche cosa, ma s’imbrogliò. Allora la Volpe disse subito:
“Il mio amico è troppo modesto, e per questo non risponde. Risponderò io per lui. Sappi dunque che un’ora fa abbiamo incontrato sulla strada lo Stato, quasi svenuto dalla fame, che ci ha chiesto un po’ d’elemosina. Non avendo noi da dargli nemmeno una lisca di pesce, che cosa ha fatto l’amico mio, che ha davvero un cuore di Cesare?… Si è staccato coi denti uno zampetto delle sue gambe davanti e l’ha gettato a quella povera bestia, perché potesse sdigiunarsi.”
E la Volpe nel dir così, si asciugò una lacrima.
Lo Spread, commosso anche lui, si avvicinò al Gatto, sussurrandogli negli orecchi:
“Se tutti i gatti ti somigliassero, fortunati i topi!…”
“E ora che cosa fai in questi luoghi?” domandò la Volpe al burattino.
“Aspetto il mio babbo, che deve arrivare qui di momento in momento.”
“E il tuo rendimento d’oro”
“L’ ho sempre in tasca, tranne quello che ho perso all’osteria “Acchiappa-citrulli”.”
“E pensare che, invece di un 4 % potrebbe diventare domani mille e duemila! Perché non dài retta al mio consiglio? Perché non vai a seminare i tuoi soldini nel Campo dei miracoli?”
“Oggi è impossibile: vi andrò un altro giorno.”
“Un altro giorno sarà tardi”, disse la Volpe.
“Perché?”
“Perché quel campo è stato comprato da tanti signori e da domani in là non sarà più permesso a nessuno di seminarvi rendimenti”
“Quant’è distante di qui il Campo dei miracoli?”
“Due chilometri appena. Vuoi venire con noi? Fra mezz’ora sei là: semini subito i tuoi soldini: dopo pochi minuti ne raccogli duemila e stasera ritorni qui colle tasche piene. Vuoi venire con noi?”
Lo Spread esitò un poco a rispondere, perché gli tornò in mente la buona Fata, il vecchio Geppetto e gli avvertimenti del Grillo-parlante; ma poi finì col fare come fanno tutti i ragazzi senza un fil di giudizio e senza cuore; finì, cioè, col dare una scrollatina di capo, e disse alla Volpe e al Gatto:
“Andiamo pure: io vengo con voi.”
E partirono…